#OpenCorporationRanking arriva il #Diversity Open Ranking

Arriva il Diversity Open Ranking: un modo diverso di fare ranking rispetto alle tradizionali classifiche tematiche.
Diversity Open è il ranking tematico estrapolato da quello complessivo OPEN CORPORATION. Come noto, quest’ultimo nasce con la finalità principale di consentire ai lavoratori (ma più in generale a tutti gli stakeholders) e alle multinazionali stesse di acquisire maggiore consapevolezza sull’operato della società relativamente alle varie dimensioni esplorate nel progetto.
La dimensione della Diversità, in particolare, si propone di ricostruire il profilo della multinazionale indagando sulle politiche a sostegno della maternità e genitorialità, sulle misure adottate per garantire le pari opportunità per tutti i gruppi sottorappresentati (sia relativamente al genere che alla razza che all’origine etnica, all’età, al credo religioso, all’orientamento sessuale e alle opinioni personali) e per promuovere e diffondere la cultura dei diritti umani con un’attenzione particolare alle eventuali politiche di contrasto del lavoro minorile adottate dalla società. Insomma, nel Diversity Open ranking troviamo un elenco di multinazionali classificate in base al punteggio ottenuto rispondendo a specifiche domande sui punti appena precisati.
Il nome del ranking potrebbe indurre a pensare che siamo di fronte all’ennesima duplicazione di ranking tematici più famosi, si pensi al DiversityInc. Ma non è così. Nonostante la similitudine nel nome, il nostro ranking è costruito in maniera diversa rispetto agli altri. Il Diversity Open Ranking raccoglie, infatti, un punto di vista da un lato più ancorato alle normative internazionali sull’eguaglianza e sulla promozione del principio delle pari opportunità  e dall’altro volto a indagare non solo i profili che riguardano la crescita professionale (come, ad esempio, fa il DiversityInc) ma anche quelli che attengono la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro e le eventuali condanne giudiziali per la violazione dei diritti sopra enunciati (compresi i diritti sindacali). Ciò spiega perché una multinazionale che si colloca ai primi posti nella nostra classifica, possa trovarsi in posizioni diverse nella classifica DiversityInc.. Prendiamo ad esempio EY (Ernst&Young) che si trova al primo posto del DiversityInc ranking e al 15mo posto del Diversity Open ranking. Si tratta sempre delle prime posizioni in graduatoria ma la differenza si spiega perché il Diversity Open analizza diversi profili e informazioni di quelle su cui si basa il Diversity Inc.
Solo a titolo esemplificativo, il Diversity Open indaga anche sulla presenza di asili nido in azienda e di altre misure volte a facilitare la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro. Fatta questa premessa, i dati che emergono dal confronto tra i due ranking non si discostano poi tanto. Entrambi fotografano, infatti, le multinazionali più virtuose in questo settore sebbene restituiscano immagini diverse delle stesse considerando il diverso livello di approfondimento del Diversity Open ranking.
Nel grafico di seguito possiamo vedere le multinazionali a confronto nei ranking Diversity Open e DiversityInc. Dal confronto possiamo notare come la valutazione delle multinazionali sia simile, sebbene cambi la posizione in graduatoria a causa delle maggiori informazioni indagate dal Diversity Open Ranking.

Il Diversity Open Ranking, infatti, va oltre quei comportamenti e le iniziative analizzate dalla maggior parte dei ranking tematici per farci scoprire come l’azienda sottoposta a valutazione si comporta veramente con i suoi lavoratori, quanto tiene a loro non solo come persone (rispettandone la dignità) ma anche come individui in continua evoluzione e con bisogni che cambiano col mutare dell’età e delle condizioni fisiche.
Insomma, dal posizionamento di una multinazionale nel Diversity Open Ranking possiamo scoprire se “è nuda” (prendendo in prestito la frase di un noto racconto per bambini), cioè se non c’è alcuna sostanza oltre i comportamenti di facciata, ovvero se il suo comportamento nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici corrisponde a quanto dichiarato ed affermato nelle comunicazioni ufficiali della multinazionale.
Ornella La Tegola


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